Di che legno è fatto il charango? Storia, botanica e liuteria dell’Aspidosperma Resonans
C’è un albero che cresce nelle valli secche della Bolivia centrale, tra i 2.200 e i 2.700 metri di quota, sulle pendici rocciose che guardano verso il Río Grande, che fino al 2005 non aveva nemmeno un nome scientifico ufficiale. Eppure, da più di un secolo, i liutai di Aiquile, in Bolivia, e delle valli circostanti lo conoscono benissimo: lo chiamano naranjillo per via dei frutti bitorzoluti, o meno frequentemente perilla (in spagnolo “piccola pera”). Da quel legno, da un suo unico e caratteristico pezzo, nasce la cassa armonica e il manico dello strumento. È, a tutti gli effetti, il legno per charango più tradizionale e conosciuto.
Se dovessi chiedervi quale simbolo accostate a questo strumento andino, sono sicuro che pensereste per prima cosa ad un armadillo. In realtà, la produzione boliviana ha da decenni abbandonato l’uso prevalente di questo animale in pericolo di estinzione, optando definitivamente per il legno. Il charango proveniente dalla Bolivia, nella stragrande maggioranza dei casi da più di 30 anni a questa parte, viene fabbricato con questo albero, che merita quindi l’appellativo di Albero del Charango. Il suo nome comune è Naranjillo, e la tassonomia scientifica lo chiama Aspidosperma Resonans.

Una nuova specie descritta grazie allo strumento
Nel 2005, tre botanici del Royal Botanic Gardens di Kew – D. J. Goyder, J. R. I. Wood e H. J. Williamson – pubblicarono sulla rivista Kew Bulletin la descrizione formale di questa specie, rimasta fino ad allora confusa con il simile Aspidosperma pyrifolium1. Proprio nella sintesi del loro lavoro, i ricercatori sottolineano che nella costruzione del charango il legno di questa pianta rappresenta la scelta tradizionale per eccellenza. È una delle rare volte in cui la liuteria popolare – peraltro di una regione così remota come le valli boliviane – entra direttamente in una pubblicazione di tassonomia botanica.
La confusione con A. pyrifolium era comprensibile: le due specie appartengono allo stesso genere e condividono molti caratteri vegetativi. Ma A. resonans si distingue per alcuni tratti botanici e soprattutto per l’areale di distribuzione, che avviene in un’altitudine decisamente maggiore. Una specie delle valli altiplaniche, non delle pianure calde. Il suo nome scientifico, resonans, ci svela anche il destino del suo uso presso le popolazioni locali: quello di essere il perfetto legno acustico per charango grazie alle sue eccezionali proprietà di risonanza.
Come è fatto il Naranjillo
Aspidosperma resonans è un albero di dimensioni variabili: nelle zone più sfruttate dalla liuteria si trova ormai quasi esclusivamente come cespuglio di 2 – 4 metri, mentre negli angoli più remoti del suo areale si trovano ancora esemplari arborei che raggiungono i 13 metri di altezza e tronchi di circa 40 centimetri di diametro.
Le foglie sono alterne, lucide, con la punta caratteristicamente allungata. I fiori, profumati, compaiono quando la pianta è in piena foglia: la fioritura avviene principalmente in ottobre, prima della stagione delle piogge.
Come si vede in questa mappa, la specie è distribuita in un areale particolarmente ristretto: le valli andine interne del sistema del Río Grande, nelle regioni di Cochabamba, Chuquisaca e Potosí. I siti principali documentati si trovano nei dintorni di Sucre, Torotoro, Mizque e, ovviamente, Aiquile, la capitale della liuteria andina.

Le proprietà del legno nella liuteria boliviana
Ciò che rende l’A. resonans il miglior legno per charango secondo i liutai è la natura stessa della sua materia prima: bicolore, con zone color giallo miele alternato a venature rosso-arancio,è un legno duro, compatto, e particolarmente resistente all’attacco degli insetti grazie a sostanze chimiche presenti nel lattice. Nei modelli tradizionali, la cassa armonica e il manico vengono intagliati da un unico blocco, una caratteristica costruttiva che rende essenziale disporre di esemplari dal tronco di diametro adeguato.

Aiquile è considerata la capitale boliviana della produzione. Ma la ricerca botanica ha documentato una realtà preoccupante: in tutta l’area di Aiquile non si trovano più alberi maturi. A Villa Serrano, un altro centro produttivo, i costruttori riferivano addirittura di non trovare più la pianta nei dintorni, nonostante le raccolte botaniche ne documentassero ancora la presenza nel 2005.
Un’altra specie in pericolo a causa della liuteria?
Ai tempi dello studio – il 2005 – i ricercatori, analizzando lo stato di conservazione di A. resonans, collocarono la specie nella categoria “quasi minacciata” (Near Threatened – NT). Questo perché, nonostante la limitata area di occupazione inferiore ai 2.000 km², le popolazioni frammentate e il numero di individui maturi in calo, le popolazioni arbustive erano comunque presenti in diverse località e producevano regolarmente fiori e frutti anche nelle forme più basse.
Tuttavia, negli ultimi venti anni, la popolazione di alberi maturi è praticamente scomparsa proprio a causa della forte richiesta di materiale per i charangos in legno. Qualcosa che, dopotutto, era avvenuto anche con l’armadillo. Il paradosso è chiaro: l’Albero del Charango è minacciato dalla produzione stessa di strumenti; o, a voler essere più onesti, dall’assenza completa di regolamentazione locale sull’uso e sulla protezione del patrimonio boschivo esistente. Dove non si abbattono alberi per l’artigianato, infatti, la pianta cresce indisturbata fino alle sue dimensioni naturali.

Negli ultimi due decenni, proprio a causa della scarsità di materia prima nei paraggi, la maggioranza dei liutai di Aiquile si è vista costretta a produrre strumenti con Naranjillo proveniente dalle zone orientali del paese, ovvero le pianure calde e basse della regione di Santa Cruz. Secondo i liutai, con cui ho la fortuna di confrontarmi spesso, si tratta di una materia prima meno nobile: “il Naranjillo di Aiquile era migliore”, dicono. Campanilismi a parte, viene il dubbio che il legno del charango che si sta usando adesso non sia più Aspidosperma resonans, quanto invece Aspidosperma pyrifolium, con cui fino a poco tempo fa la pianta era stata confusa.
Una cosa è certa: avere la fortuna di suonare un charango in legno di Naranjillo aiquileño significa connettersi con un preciso luogo nel mondo, con un’area ristretta in cui cresce un’essenza che racconta una storia di sopravvivenza, musica e resistenza.

- Goyder, D. J., Wood, J. R. I. & Williamson, H. J. (2005). Aspidosperma resonans (Apocynaceae: Rauvolfioideae), a new species from the inter-Andean dry valleys of Bolivia. Kew Bulletin 60: 313–317.
↩︎
